davide, un amico italiano che vive a pondicherry, mi scrive un racconto natalizio che, con il suo permesso, pubblico qui, come regalo per i miei 4 lettori. il suo nuovo blog, oltre a questo, immagino ospiterà a breve nuovi racconti. non perdeteli. auguri. p.
“Sarà un Natale di lavoro. Ma in questi giorni mi invidio lo stesso.
Alessandro sta girando un documentario nel sud dell’India e io lo accompagno. Abbiamo conosciuto un bambino di nome Davide Raj (Re Davide). Ha dodici anni. Vive in uno slum di Madurai, in Tamil Nadu.
giorni fa il nostro impianto elettrico ha fatto pum! pare che si sia bruciato un cavo sotto terra, troppo piccolo per reggere il nostro carico. non chiediamoci perchè il contatore e i fusibili non si sono lamentati mentre il cavo che arriva dalla centrale si, diciamo che almeno ho salvato i fusibili la compagnia elettria è venuta però subito e dopo mezz’ora appena aveva già identificato il guasto e reso nagibile l’ingresso di casa.
a parte l’incoveniente di dover volare per entrare in casa (che seccatura ogni volta dover tirare fuori le ali e spiccare il volo ad almeno ad un metro dal suolo), ho scoperto che i cavi sono interrati direttamente a contatto con la terra, nelle giunture stanno racchiusi in uno scatolotto di metallo sigillato con la pece. la pece… quella delle favole che racconto a pietro. e chi l’aveva vista mai, prima solida, poi fatta bollire sul fuoco e infine colata sui cavi? quasi quasi mi sono commosso respirando la nube tossica che si è generata mettendo sul fuoco l’orrenda sostanza. pietro da parte sua ha imparato una parola nuova. quasi giusta.
viaggiando spesso, capita di vedere tanti hotel, in tanti paesi diversi. spesso decenti, sobri, raramente di lusso (ma non troppo), soprattutto nelle mie vite precedenti. sempre c’è una lista di cose che non vanno o che potrebbero essere migliori. una lista di desiderata che vorrei sottoporre al direttore per dargli qualche consiglio su come far diventare il suo hotel il posto dei miei sogni (non ci vuole molta fantasia per immaginare che la lista in realtà resta nel segreto del mio cuoricino…). beh, oggi a bangalore sono finito nella migliore approssimazione dell’albergo dei miei sogni. in ordine sparso: camera grande ma non troppo, bagno pulito e funzionante con doccia che getta acqua in basso e non sul muro, servizio colazione/pranzo/cena solo in camera (buono ma un po’ pesante il passato di aglio agli spinaci), piccola cucina (!), lettore DVD con schermo al plasma (!!) e connessione a internet wi-fi 1M inclusa nel prezzo e illimitata (!!!).
e c’è pure una botteguccia qui davanti che vende tutte le cose che mi scordo sempre (schiuma da barba, dentifricio e/o spazzolino, etc…).
mancherebbe giusto una birretta, ma se il 53% delle donne americane è disposta a stare senza sesso pur di avere una connessione ad internet, potrò ben resistere io qualche giorno senza birra, no? non lamentiamoci, intanto son connesso.
non era il monsone che ha portato la pioggia, era nisha, il ciclone tropicale che si è abbattuto sulle coste orientali dell’india, a pochi chilometri da casa nostra. il ciclone è stato forte ma non devastante, anche se molta gente è stata sfollata in scuole e luoghi pubblici per prevenzione. molti hanno perso la casa e hanno comunque difficoltà a procurarsi cibo e beni di prima necessità. il governo sembra stia rispondendo, ma intorno a noi c’è tanta gente senza nulla. il promenade, la passeggiata lungo il mare di pondicherry, ieri appariva cosi’.
purtroppo non è l’unica brutta notizia oggi in india. a bombay, gruppi armati hanno affettuato un attacco coordinato in vari luoghi della città: due hotel di lusso, la stazione e un ospedale. un centinaio di morti, diversi stranieri in ostaggio è il bilancio parziale. lo stato indiano ha dichiarato che tratterà la faccenda con strategie di guerra. non stupisce troppo una cosa del genere a bombay, una città dove la criminalità organizzata si è sempre mostrata la vera padrona di casa. nel suo “maximum city”, suketu mehta racconta di gruppi sostanzialmente pronti - materialmente e psicologicamente - a far scoppiare disordini e attacchi da un momento all’altro. il caso più famoso sono stati i massacri del 92, ma da allora tutto può ri-accadere, da un momento all’altro. e quando in giro c’è gente pronta ad ammazzare, prima o poi finisce che un nemico se lo trova.
mi stupisco a pensare bene del mio paese. oddio, non esageriamo, però quello che sta succedendo in questi giorni, ’sta roba che qualcuno chiama l’onda, comunque la si voglia chiamare è una gran bella cosa. gente intelligente in piazza, volendo riassumere in tre parole. questo meraviglioso cartellone, ne è la prova più clamorosa.
quest’onda è talmente bella che temo già il riflusso. a piazza navona se ne è dato un assaggio, tanto per far capire che i muscoli non sono affatto atrofizzati (del resto li hanno mantenuti in buon allenamento) e che all’occorrenza si possono tirare fuori.
tanto per non far confronti, qui in india la protesta universitaria, in questi giorni, ruota intorno a discussi personaggi storici locali. gruppi opposti si sono recentemente massacrati di botte. uno c’è quasi restato per terra (immagine da the hindu).
solo una nota. a me il termine “l’onda” non piace proprio. non so se sia voluto o no, ma il riferimento al romanzo di todd strasser da cui è stato preso il film tedesco die welle (2008), è spaventoso. con o senza capelli, speriamo che tengano tutti la testa sulle spalle.
i found this news very interesting, for many reasons. soccer, a sport that now in europe in nothing more than money, a disgusting demonstration of power, corruption and lack of cultural values, for someone is still a flag of freedom. i report the news form the arabic network for human rights information. “Moroccan school boy jailed for lack of respect for the king, sentenced to jail for writing “God, my homeland, Barça”. the fight for freedom of expression takes unexpected routes sometimes.
tomorrow is deepavali, or diwali, the festival of light. in india people celebrate the victory of god over the devil with lights and candles everywhere. fireworks also are used massively. families gather to celebrate the festivity, shops remain open until late. we will also lit our candle. happy deepavali to everyone!
we are back from sri lanka, after a trip imposed by bureaucracy. but yes, i agree, there are worst places on earth where to remain blocked for two weeks while waiting for a visa. we stayed in colombo and unawatuna, a paradise beach in the south of the paradise island. here are some pictures, as usual with no comments.